sabato 22 gennaio 2011

TANTA MUFFA E UNA BUONA NOTIZIA

Riordinando i libri negli scaffali mi è capitato fra le mani un testo di Paul Sweezy, Il presente come storia. E’ un testo del 1953, che ha avuto successive edizioni, ed è apparso in Italia nel 1962, edito dalla Einaudi, che allora non era ancora diventata di proprietà del capobanda. Nel capitolo dedicato alle élite del potere, l’autore commenta un libro di un professore della Columbia University e ne cita alcuni passi. Uno è questo: “L’idea che il milionario non incontri altro che noia e vuoto al vertice della società, che i ricchi non sappiano che farsi del loro danaro, che la gente cui arride il successo s’inzeppi di futilità, che siano tanto ricchi quanto tapini; insomma l’idea del ricco sconsolato è sostanzialmente un’illusione con la quale i non ricchi si riconciliano con la loro condizione”. E più avanti: “i ricchi e i potenti hanno ogni interesse a creare le celebrità, in parte perché costituiscono un buon affare, e in parte per distrarre l’attenzione della popolazione subalterna da cose più serie”.
C’è poco da aggiungere, con riferimento a quanto è successo da noi e continua a succedere con modalità sempre più gravi.
Sweezy cambia “élite del potere” in “classe dominante”. Ma oggi anche questa terminologia appare inadeguata. E non perché non esista un dominio di classe sempre più accentuato (se non fosse così non si capirebbe l’arroganza di Marchionne), ma perché il termine “classe” è troppo elogiativo nei confronti di questo ciarpame. Bastava osservare un servizio trasmesso dal TG3. B, consuetudine sempre più frequente in questi giorni, ha telefonato a una riunione di ex socialisti per ripetere ancora una volta le sue truci banalità. Sul palco un pezzo della sua corte: Cicchitto, Alfano, Quagliarello ed altri meno tristemente noti: facce ammuffite, speculari a quelle di una platea di ridotte proporzioni (e ciononostante con molte poltroncine vuote), età media elevata (d’altra parte era un convegno di ex), applausi di circostanza. Una pena, se non prevalesse il disgusto.
E’ stata una giornata negativa per gli eredi del craxismo. Anche la figlia del latitante ha dovuto abbandonare la piazza dove si teneva una cerimonia di intitolazione di una via e proseguirla al chiuso. Ma anche per i berlusconiani che provengono da CL. Intervistato dal TG3, Formigoni ne ha dette di tutti i colori: 1) che quella militante del PdL (poverina), che ha osato dissentire e chiedere le dimissioni della igienista dentale, non era (o “non è più”) nel partito del predellino, cioè è stata cacciata all’istante; 2) che la magistratura deve lavorare (sottolinea che questa volta lo dice pure lui) e che soltanto alla fine si potrà sapere se l’igienista ha torto; 3) che il capo ha tutte le ragioni per difendersi. Insomma, sembra che abbia deciso di modificare le sue origini, e che la sua sigla di appartenenza ideale oggi sia diventata CF, comunione e fornicazione. Non poteva mancare l’insorgere di Marina. Saviano ha dedicato ai magistrati milanesi la laurea ad honorem che gli hanno consegnato a Genova, e la figlia del capobanda ha gridato vergogna, a dimostrazione che i valori della famiglia sono alti e intoccabili.

La buona notizia di oggi è la sentenza della Cassazione che ha confermato in via definitiva la colpevolezza, con relativi sette anni di galera, per Totò vasa-vasa. Non ho ascoltato commenti di Casini (Cuffaro è un senatore, decaduto, UDC). Dovrebbe invece fare attenzione Veltroni, che a Torino, al convegno MoDem (il “collegamento” al moderatismo è un’ossessione), ripropone un centro-sinistra penzolante a destra con il terzo polo. E’ proprio sicuro che là dentro non si annidino altri Cuffaro, Calearo, Scilipoti, e via elencando?

Giuliano Giuliani

venerdì 21 gennaio 2011

UN RIDICOLO IMPEDIMENTO

Per la prima volta (c’è sempre una prima volta), facendo zapping per vedere che cosa mandavano in onda le varie reti, mi è capitato questa mattina di apprendere il sommario delle notizie trasmesse dal TG4. Fra queste, l’informazione che ai funerali dell’alpino ucciso in Afghanistan erano presenti “le alte autorità”. Ohibò, mi sono detto: possibile che il TG del principale servo del capobanda non ne citi, con inchino di accompagnamento, nome, cognome e qualifica? Deve esserci sotto qualcosa. E infatti c’era. O meglio, non c’era proprio, parlando del capobanda. C’era invece la giustificazione, l’impedimento appunto. Non poteva presenziare ai funerali perché terribilmente e tenacemente impegnato a risolvere i problemi aperti sul federalismo, visto che le opposizioni e i comuni italiani (tutti i comuni, compresi quelli amministrati dagli amici del capobanda) hanno giudicato molto male il relativo decreto del governo, chiedendone forti e motivate modifiche e rinvio di almeno sei mesi della decisione.


Ora, c’è qualche imbecille che può davvero credere che B abbia cognizione della questione federalista abbastanza complicata e che ci metta tutto il suo impegno per affrontarla? E che la mattinata non sia stata invece impiegata per trovare una nuova fidanzata; parlare con i suoi avvocati per vedere come rimandare al mittente le richieste dei magistrati; mandare alla Santanchè la promessa di un ministero per ringraziarla delle sguaiate prestazioni orali ad Annozero; rispondere alle proteste dell’amministratore del condominio dell’Olgettina che vuole cacciare le ragazze per via del disturbo recato agli abitanti; e altri impegni nazionali e internazionali del genere? No, non è andato ai funerali perché insieme alle alte autorità c’erano anche rappresentanti vaticani di alto livello. E B si sarebbe trovato forse a disagio, perché anche oltre Tevere hanno cominciato a dire qualcosa. Persino il papa, anche se con una prudenza che travalica la consuetudine: “indebolimento della percezione dei principi etici”. D’altra parte è giusto non pretendere che da quel pulpito si usino le parolacce o il linguaggio pesante che caratterizza i componenti del governo.
Proprio per questo sarebbe il caso che, con la nota circospezione, il papa prendesse le distanze dalle difese di cui si è resa protagonista la becera sottosegretaria, che ha addirittura abbandonato anzi tempo la trasmissione quando Vauro offriva le sue sempre esilaranti vignette. Insomma, essere difesi dalla Santanchè dovrebbe essere considerato da chiunque, figuriamoci dal papa, una offesa insopportabile.

Giuliano Giuliani

mercoledì 19 gennaio 2011

FACCIAMO TORNARE L’UMANITÀ

Nella trasmissione Le Storie – Diario italiano, che va in onda all’ora di pranzo su RAI3, Corrado Augias ha presentato oggi L’ira di Remo Bodei, commentandolo in studio con l’autore,.
Mi ha molto colpito un’immagine colta tra i ricordi del libro: un marine di colore, entrato ad Auschwitz con le truppe americane, si è messo ad urlare con una veemenza inaudita tutto il suo dolore e il suo raccapriccio. Qualcuno ha avuto la grande intuizione di commentare: “Ecco, è tornata l’umanità!”.
Nessun parallelismo, per carità, ma penso che sia utile mettersi a gridare, almeno in qualche occasione. E che sia utile farlo in tanti, tutti insieme, all’unisono o alternandosi, con quelle spontanee regie che si creano anche quando si è in tanti perché rappresentano anch’esse l’espandersi di una forte condivisione, di un comune sentire, di una necessità avvertita.


Avremo fra qualche giorno una importante occasione: il 28 gennaio, fin dal mattino, unendoci allo sciopero proclamato dalla FIOM. C’è da rivendicare la dignità dimostrata dai tanti operai di Mirafiori; il diritto al lavoro senza ricatti vergognosi; un salario che consenta almeno di sopravvivere (adesso si riempiono la bocca di ciò che è in vigore in molte fabbriche tedesche, quelle stesse che hanno mandato a quel paese Marchionne e le sue innovazioni contrattuali); la necessità di garantire il diritto alla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Tutti obiettivi che possono, anzi devono, essere ricompresi in un’unica, semplice, ma insieme grande e complicata finalità: la piena applicazione della Costituzione in ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
Semplice, perché si tratta di rispettare la legge fondamentale; grande e complicata, perché questa destra balorda e oscena quella legge l’ha già violata più volte e proprio nei suoi cardini.
Essere in tanti, il 28 gennaio. Lavoriamo perché anche visivamente, nelle piazze, risulti chiara un’unità di popolo, a cominciare dai soggetti più presenti oggi sulla scena della riscossa civile: lavoratori, studenti, precari, mondo della ricerca. E gridiamo forte. Perché un urlo capace di rivendicare dignità e cultura è molto più efficace di un sasso: colpisce nei sentimenti e nella ragione. Può far tornare l’umanità.

Giuliano Giuliani



martedì 18 gennaio 2011

COSA NON SI FA PER L’OTTO!

Qualche giorno fa un giovane amico mi ha offerto una sottilissima e cattivissima interpretazione dell’invito papale rivolto ai genitori: date ai vostri figli nomi italiani. Il miglior nome a cui avrà pensato il papa, ha commentato quel mio amico, è Otto, nel senso, ovviamente, dell’Otto per mille.
Ecco, il titolo di questa nota andrebbe corretto: COSA SI FA PER L’OTTO. Cioè, si tace. Sì, un silenzio assordante quello della gerarchia, e non solo, sulle recenti oscenità del capobanda di Arcore. Silenzio che si può comprendere solo come scambio. E non solo per l’otto per mille.
D’altra parte lo aveva capito bene Costantino già millesettecento anni fa, che andare d’accordo con la chiesa crescente poteva garantire il potere. E quel groviglio di interessi e di scambi si è fatto nei secoli sempre più intrecciato: dominio delle coscienze e dominio degli interessi assolutamente materiali, che sulle coscienze finiscono con il prevalere quasi sempre.
Certo, con l’otto per mille pubblicizzano che si fanno tante opere di bene meritorie, poi si scopre che quasi l’80 per cento dell’immenso gettito è destinato al mantenimento della struttura. E la struttura serve, con la complicità del potere, per garantire che leggi assolutamente degne di un paese civile, come l’aborto e il divorzio, possano essere messe in discussione (tranne la fornitura eucaristica al capobanda), e che altre leggi altrettanto degne, come il fine vita, la procreazione assistita o la ricerca sulle e con le staminali, vengano ostacolate, impedite o combattute con tutti i mezzi. Alimentando vere e proprie campagne di consenso verso la peggior coalizione della storia repubblicana e mantenendo una parte dei cittadini in una condizione di oppressione psicologica che nulla ha a che vedere con una fede legittima.
E questo è il punto. La grande stagione dell’illuminismo, e poi quei grandi pensatori che ci hanno ben spiegato come la religione sia l’oppio dei popoli, hanno provato a rimettere, sia pure con qualche forzatura, le cose in equilibrio. Ma resta la considerazione che il vivere la fede con onestà razionale, come molti amici credenti mi dimostrano, e non come effetto di un pagano feticismo, dovrebbe far emergere indignazione non solo per le porcherie di Arcore ma anche, e forse persino di più, per il silenzio della gerarchia. Insomma, non si può accusare di omicidio una madre abortista o un ricercatore su una cellula e poi bersi una serata di bunga-bunga.

Giuliano Giuliani

P.S. L'Osservatore romano continua a tacere, mentre il giornale dei vescovi, l'Avvenire, ha sollevato il problema. Meglio che niente.